Temi di carattere Psicologico rivolti alla salute e al benessere. Il Blog è gestito dal Dr. Enrico Chelini Dr. Magistrale in Psicologia Sperimentale, coach, Ipnotista di 1° livello, specializzando in Psicoterapia Breve Strategica presso il CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone. Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana al n° 5887. Fondatore dell'Associazione Umanitaria Serendipity. Via delle Galere n°40 Livorno Via Provinciale Pisana n°3 Livorno w
"Non sai mai quanto sei forte, finche' essere forte e' l'unica scelta che hai". C. Palahniuk
La parola “depressione” è molto usata nel linguaggio comune così come in quello della psicologia clinica, tuttavia spesso dà adito a incomprensioni e significati differenti.
Dal punto di vista della psichiatria e della psicologia clinica, la depressione appartiene, insieme al disturbo maniacale e al disturbo bipolare, alla categoria dei disturbi dell'umore.
Gli studi empirici condotti attraverso l'approccio strategico-costruttivista, hanno però evidenziato che la diagnosi di depressione (anche nel caso di quella bipolare) è decisamente abusata , poiché in alcuni casi si tratta di reazioni depressive ad eventi di vita (lutti, abbandoni, traumi, ecc.) mentre nella maggioranza delle situazioni, l'effetto depressivo è una conseguenza di altri disturbi o problemi psicologici.
In sostanza, è stato possibile verificare che gran parte dei problemi diagnosticati come depressioni sono in realtà reazioni depressive conseguenti a disturbi fobico-ossessivi (attacchi di panico, ossessioni, fobie), disturbi di tipo paranoico, e problemi relazionali di vario tipo.
Partendo da questa evidenza empirica, diventa fondamentale lavorare sul problema o il disturbo che sta alla base della reazione depressiva. Ad esempio, un soggetto che ha una modalità disfunzionale di relazionarsi con gli altri tende a costruire legami difficili e fallimentari, che lo portano a vivere sensazioni di rifiuto e possono portarlo a sviluppare sentimenti e vissuti di tristezza e profonda frustrazione. In questo caso, spesso l'effetto inevitabile è quello depressivo, ma l'unico modo per risolvere il problema è lavorare sulle modalità relazionali.
Non è un caso quindi che le cure farmacologiche antidepressive spesso non riescano a risolvere il problema o, anzi, tendano a cronicizzarlo. Il motivo è molto semplice: i farmaci alzano il tono dell'umore “chimicamente” ma non cambiano le modalità di percepire, reagire e relazionarsi con se stessi, gli altri e il mondo circostante.
Da un punto di vista strategico, è invece possibile parlare di depressione quando siano presenti le tentate soluzioni persistenti di rinuncia e delega agli altri da parte dei soggetti, che assumono così una posizione vittimistica.